Intervista a Marek Babic

Concettualmente analogo al calcio balilla, l’hockey su tavolo è la versione con “stecche e omini” dell’hockey su ghiaccio. In Italia è raro trovarlo, ma in altri paesi, per esempio in Canada, è molto popolare. Era uno dei passatempi di Marek Babic da bambino, uno dei motivi che gli suggerirono di provare l’hockey “vero” dando il via a una lunga carriera da giocatore e da allenatore. Carriera che l’ha portato in tanti paesi europei e persino in Piemonte, dov’è tornato pochi giorni fa per una nuova avventura sportiva e professionale. Classe 1978, nato a Bratislava ma cresciuto in Canada, Marek Babic è il nuovo allenatore dell’HC Torino Bulls. Ha già iniziato a lavorare sul ghiaccio e off-ice con un gruppo di giovani atleti, nell’ambito di uno stage organizzato dalla società gialloblu al PalaTazzoli. Una pista che Marek conosce già molto bene, avendo militato sia nell’HC Torino sia nell’HC Valpellice.

Arrivò per la prima volta nel capoluogo piemontese nel 2005 e trovò una città in trasformazione, nel pieno dei preparativi in vista delle Olimpiadi Invernali del 2006. Tra le varie partite disputate ricorda in particolare un derby contro la Valpe, un po’ per la grande prestazione che mise in campo, un po’ per i tanti tifosi sulle gradinate del palazzetto. “Decisi di venire a Torino perché mi si era presentata una bella opportunità, avevo amici che giocavano qui e l’Italia mi incuriosiva – ricorda – tornai per la stagione successiva, anche se con la maglia della Valpe, e a poco a poco scoprii quanto è bella questa città”. “Oggi ho accettato la proposta dei Bulls perché mi piacerebbe contribuire a diffondere l’hockey e la sua cultura a Torino – prosegue – lavorerò per far crescere questa società e per educare i ragazzi attraverso lo sport”.

Marek Babic ha imparato tanto grazie all’hockey su ghiaccio, uno sport che moltissimi atleti intraprendono anche a quattro-cinque anni. Lui iniziò a nove ma riuscì ugualmente a diventare un ottimo giocatore, allenandosi duramente per “recuperare il tempo perduto”. “Tante persone mi dicevano che avevo cominciato troppo tardi, ma questo mi spronava a lavorare con più impegno – racconta – mi appassionai in fretta, per la complessità del gioco, per la varietà dei movimenti e delle soluzioni per segnare; anche per il contatto fisico, per la ‘lotta’”. A proposito, negli anni dell’high school Marek fu inserito nella squadra di football americano del liceo, giocava come quarterback, il giocatore che dirige il gioco del team di attacco, ma scelse di proseguire la carriera sportiva nell’hockey, “più dinamico, più ‘creativo’”.

Da ragazzo ha militato nelle leghe giovanili canadesi e in undici stagioni da professionista ha girato Svezia, Finlandia, Paesi Bassi, Italia, Slovacchia, Francia e Germania. A 14 anni aveva già iniziato a insegnare nei corsi per bambini; d’inverno giocava e si allenava, d’estate insegnava. Fu quindi naturale, una volta interrotta l’attività agonistica, intraprendere quella di coach e nel 2009 Marek aprì la sua scuola: la Pro Euro Training Hockey School di Edmonton.

“L’hockey su ghiaccio è uno sport difficile – spiega – bisogna imparare a pattinare, a maneggiare il bastone, a passare e tirare; allo stesso tempo ci si deve abituare al contatto fisico, al gioco di squadra, alle varie dinamiche dell’azione. Per questo ai miei allievi dico sempre che devono essere orgogliosi di praticare questo sport. L’hockey richiede testa e impegno ed è un allenamento importante anche per la vita di tutti i giorni”.

Intervista di Luca Bianco – https://sportorino.com

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